
Il Conservatorio Rossini è uno dei più antichi e prestigiosi Conservatori italiani, creato per precisa volontà testamentaria di Gioachino Rossini. Infatti nel suo testamento – compilato il 5 luglio 1858, dieci anni prima della morte – il musicista pesarese aveva disposto: “…Quale erede della proprietà nomino il comune di Pesaro, mia patria, per fondare e dotare un liceo musicale in quella città…”.
Il Liceo dà avvio ai corsi di musica nel 1882.
Fin dal principio il livello artistico della scuola è stato garantito anche dalla presenza, in qualità di direttori, di alcuni tra i più grandi compositori dell’epoca. Il primo fu Carlo Pedrotti, operista veronese che, per assumere il nuovo incarico, lasciò la direzione dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino e condusse a Pesaro docenti di primissimo livello. Al suo impegno si deve, tra l’altro, la costruzione dell’Auditorium – ora parte integrante della struttura del Conservatorio – che porta il suo nome e che venne inaugurato nel 1892. A seguire, altri direttori di straordinario prestigio furono i compositori Pietro Mascagni, Amilcare Zanella e Riccardo Zandonai: ognuno di essi si circondò di valentissimi musicisti, come i violinisti Remy Principe, Attilio Crepax (maestro di Gioconda De Vito che si diplomò presso l’istituzione pesarese nel 1921 a soli 14 anni), Giovanni Chiti e Riccardo Brengola, i pianisti Adriano Ariani e Sergio Lorenzi, i violoncellisti Nerio Brunelli e Lino Filippini, il cornista Domenico Ceccarossi, i cantanti Arturo Melocchi e Carmen Melis. L’operato di tutti questi artisti di grande caratura ha creato nel tempo un autentico patrimonio culturale che ha poi alimentato una tradizione didattica e artistica per la quale il Conservatorio Rossini è famoso nel mondo.
Il soprano Renata Tebaldi, il tenore Mario Del Monaco, il compositore Riz Ortolani sono solo alcuni degli allievi storici più celebri del Conservatorio Rossini, artisti le cui straordinarie carriere internazionali hanno nel tempo dato lustro alla loro scuola di provenienza.
Attualmente il Conservatorio Statale di Musica “Gioachino Rossini” di Pesaro è Istituto Superiore di Studi Musicali inquadrato nell’area dell’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) del Ministero dell’Università e della Ricerca.
I direttori del conservatorio
dal 1882 ad oggi

Carlo Pedrotti
Carlo Pedrotti (Verona, 14 marzo 1817 – ivi, 16 ottobre 1893) è stato il primo direttore del Liceo musicale Rossini, dopo una lunga carriera svolta nei teatri di Amsterdam, Verona, e scritture per La Scala di Milano. Fortunato autore di opere quali Fiorina e Tutti in maschera, dal 1868 aveva dominato la vita musicale torinese, nella veste di direttore del Liceo musicale e di direttore del Teatro Regio, assumendo inoltre un ruolo di assoluto rilievo nella gestione dei Concerti popolari, pensati per avvicinare il pubblico italiano al repertorio strumentale di tradizione sinfonica francese e tedesca.
All’età di 65 anni, Pedrotti accoglieva con inusitata energia il compito di dare una propria fisionomia al Liceo musicale voluto da Rossini. A Pesaro ebbe mano libera nella scelta di un corpo docente di alto prestigio; per l’anno iniziale di attività – inaugurato il 5 novembre 1882 – Pedrotti chiamò, tra gli altri, docenti di primo piano per il canto, quali Virginia Boccabadati e Guelfardo Bercanovich, e il grande organista Vincenzo Petrali. Negli anni successivi avrebbe reclutato altri valenti musicisti a copertura delle cattedre strumentali. Infaticabile organizzatore, si occupò con passione della questione di una sede idonea per il Liceo (i corsi si erano avviati in via provvisoria nell’ex Convento dei Filippini). Nel 1884, di concerto con l’amministrazione, giunse alla scelta della sede rappresentativa di Palazzo Olivieri – ancor oggi sede del Conservatorio – vedendo in tale storico edificio la possibilità di annessione di una grande sala da concerti. Seguì personalmente la costruzione dell’auditorium che oggi porta il suo nome; il 29 febbraio 1892, primo centenario della nascita di Rossini, Pedrotti inaugurò la nuova sala con un concerto di musiche rossiniane; il 31 luglio tenne l’inaugurazione ufficiale della nuova sede alla presenza dei Ministri della Pubblica Istruzione e di Grazia e Giustizia. In dieci anni di attività fervida e inesorabile, Pedrotti ha scritto il primo fondante segmento della storia del Liceo Rossini, forgiandone l’immagine di istituto pregevole sul piano artistico e didattico – sue le idee su percorsi di studio ‘stabili’ nella docenza e arricchiti nelle materie storiche e letterarie. Morì nell’ottobre 1893.
Personaggio schivo, Pedrotti non volle mai usare la sala dei concerti per far eseguire la sua musica; essa si ascoltò solo il 18 marzo 1894 quando si tenne un grande concerto orchestrale e vocale in sua memoria.
FONTI
Annuari scolastici del Liceo Rossini, I-XII (1882-1894).
BIBLIOGRAFIA
Concetta Assenza, Rossini, Pedrotti e Bodojra: nuove ricognizioni sui fondi della Biblioteca del Conservatorio di Pesaro, in Biblioteca di musica. Studi in onore di Agostina Zecca Laterza in occasione dei 25 anni della fondazione della IAML Italia, a cura di M. Camera e P. Florio, Milano, IAML Italia, 2019, pp. 293-310.
Francesco Bissoli, Il contributo di Carlo Pedrotti e del Liceo Rossini di Pesaro alla riforma degli studi musicali, «Studi musicali», XXXVII, 2008, pp. 177-199.
Concetta Assenza

Arturo Vanbianchi
Arturo Vanbianchi (Milano, 3 aprile 1862 – ivi, 22 dicembre 1942). Conseguì il diploma di composizione nel Conservatorio di Milano, dove studiò dal 1876 al 1882 con Ronchetti-Monteviti, Ponchielli, Panzini e Dominiceti. Insegnante di composizione e organo e vicedirettore della Scuola musicale di Bergamo (1883-1887), alla morte di Ponchielli fu direttore della Cappella della Basilica di S. Maria Maggiore.
Nel febbraio del 1890 entrò nel Liceo Rossini, affiancando il direttore Carlo Pedrotti nell’insegnamento di armonia, contrappunto, fuga e composizione e ancora fu docente di organo. Tra i suoi allievi di spicco vanno citati Mezio Agostini – che Vanbianchi guidò nella composizione, fino al magistero in armonia – e Alessandro Peroni, altro valente pianista e diplomato in composizione.
Fu stretto collaboratore di Carlo Pedrotti, nel periodo in cui questi portava a compimento il primo importante decennio di storia della scuola, dalla fondazione (5 novembre 1882) al risonante evento delle celebrazioni per il primo centenario della nascita di Rossini; nel 1892 fu attore primario nella fervida stagione del compimento della nuova sede del Liceo – trasferito a Palazzo Olivieri – e nei concerti in onore di Rossini: per l’inaugurazione del salone dei concerti del Liceo (29 febbraio 1892) Vanbianchi compose espressamente una Fantasia per orchestra su temi rossiniani, affidata alla bacchetta di Pedrotti e a un’orchestra di 70 strumentisti fra docenti e allievi. A seguire, Vanbianchi concertò e diresse l’opera rossiniana L’occasione fa il ladro, che fu data nel salone dei concerti (oggi auditorium Pedrotti) il 10 e il 14 luglio 1892.
Scomparso Pedrotti nell’ottobre del 1893, Vanbianchi raccolse la sua eredità e guidò il Liceo Rossini per due anni, fino al 30 agosto 1895, quando rassegnò le dimissioni. La sua reggenza fu caratterizzata da grande impegno nel mantenere alto il nome della scuola, oramai apprezzato in àmbito nazionale. Ebbe molta cura per la didattica e per il conseguimento dell’abituale alto livello di esercitazioni e saggi scolastici; fu inoltre attento alla disciplina, stimolando tutti gli allievi, come già Pedrotti, nello studio delle materie culturali, accanto alle materie ‘tecniche’.
Lasciato il liceo pesarese, Vanbianchi risultò vincitore del Concorso Steiner (1896) con la sua opera La nave; fu poi sostituto direttore del Conservatorio di Parma (1901-1902) e quindi rientrò a Milano, dove per il resto della sua vita esercitò come insegnante privato.
Autore di musica teatrale, sinfonica, cameristica, pianistica e vocale, donò a più riprese musica propria e altrui alla Biblioteca del Conservatorio Rossini, dove a tutt’oggi si conservano suoi manoscritti e stampe d’epoca.
FONTI
Annuari scolastici del Liceo Rossini, I-XIII (1882-1895).
Concetta Assenza

Pietro Mascagni
Pietro Mascagni (Livorno, 7 dicembre 1863 – Roma, 2 agosto 1945) si forma al Conservatorio di Milano con Ponchielli, ma interrompe gli studi nell’aprile 1885. Lavora con la compagnia d’operetta di Dario Acconci, prima di stabilirsi a Cerignola, ove diviene insegnante della locale Società filarmonica. Nel 1888 vince il primo premio del concorso Sonzogno con l’opera in un atto Cavalleria rusticana, tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga. L’opera riscuote un enorme successo fin dalla sua prima rappresentazione al Teatro Costanzi di Roma, nel 1890, e nel giro di pochi mesi è accolta con entusiasmo in tutte le principali città d’Europa e d’America. È il fulminante punto d’avvio di una lunga carriera operistica, puntellata dai lavori successivi che spaziano dal verismo alla commedia dell’arte, dall’esotismo al decadentismo: L’amico Fritz (1891), I Rantzau (1892), Guglielmo Ratcliff (1895), Iris (1898), Isabeau (1911), Parisina (1913), Il piccolo Marat (1921), Nerone (1935). Scrive la partitura originale per il film Rapsodia satanica di Nino Oxilia (1915) e una ‘visione sinfonica’ Guardando la Santa Teresa del Bernini.
Alla composizione operistica affianca molto presto l’attività di direttore d’orchestra, che gli vale la fama internazionale. Come direttore, ottiene grandi successi personali a Vienna e Parigi nel 1892, e a Londra nel 1893, dove dirige le sue opere nella stagione italiana del Covent Garden.
È nominato direttore del Liceo musicale Rossini di Pesaro nell’ottobre 1895, città dove fa rappresentare l’opera in un atto Zanetto (1896). Gli ambiziosi progetti di Mascagni circa la sua direzione del Liceo pesarese si annunciavano già nella lettera ad Augusto Guidi-Carnevali, suo predecessore e presidente della Rappresentanza amministrativa del Liceo: «In questi giorni ho molto pensato al Liceo Musicale di Pesaro… e Le dico francamente che mille idee mi sono venute alla mente: idee, che senza dubbio qualora possono essere messi in pratica dovranno importare naturalmente un grande sviluppo nel Liceo; e le mie idee si basano molto anche sulle scuole degli strumenti, perché vorrei che a Pesaro sorgesse un’orchestra modello, che sarebbe d’incalcolabile vantaggio per la Scuola di composizione. […] Sarei orgoglioso di occupare il posto di direttore del collegio musicale, che deve essere il primo d’Italia».
Con Mascagni, il Liceo musicale Rossini diviene un centro artistico-musicale di primissimo livello, per merito soprattutto dell’orchestra, da lui condotta in tournée di grande successo in Italia e all’estero. Si ricordano i concerti tenuti nel 1898 a Recanati per il centenario della nascita di Leopardi; il concerto per l’inaugurazione del monumento sepolcrale a Rossini, in Santa Croce, nel giugno 1902; le esibizioni a Praga Bucarest Budapest Vienna Varsavia Berlino.
Nel settembre del 1902, rimette l’incarico di direttore del Liceo musicale, in polemica con l’autorità comunale, che lo aveva sfiduciato per presunte carenze nella gestione amministrativa ed economica dell’istituto.
BIBLIOGRAFIA
Roger Flury, Pietro Mascagni: a Bio-Bibliography, Westport, Greenwood, 2001.
Cesare Orselli, Pietro Mascagni, Roma, NeoClassica, 2019.
Francesco Finocchiaro

Antonio Cicognani
Antonio Cicognani (Faenza, 18 maggio 1857 – Pesaro, 13 giugno 1934) compì la sua formazione al Liceo musicale di Bologna, nelle classi di pianoforte di Giuseppe Liverani e di Ernesto Colombani, e in quelle di composizione di Vincenzo Petrali e di Alessandro Busi, conseguendo il diploma di composizione nel 1881. Agli stessi anni risale l’attività di organista e di maestro di cappella presso il Duomo di Faenza (1879-94). Si perfezionò inoltre presso la Kirchenmusikschule di Ratisbona, che nel 1895 gli conferì un diploma di composizione con il massimo dei voti e la lode. Lo studio che vi intraprese del canto gregoriano, della polifonia palestriniana e delle teorie inerenti alla riforma ceciliana risultò un’esperienza fondamentale per la maturazione stilistica, tanto da indurlo a ripudiare molte opere giovanili e ad assumere come propria opera prima la Missa benedicta et venerabilis (1897), esempio di una nuova poetica fondata sulla purezza modale e sul contrappunto severo.
Nel 1897 Pietro Mascagni chiamò Cicognani come vicedirettore del Liceo musicale Rossini di Pesaro, città che lo avrebbe ospitato per il resto della vita. Assunse l’interim della direzione (destituito Mascagni) fra il 1902 e il 1905, e prese successivamente la cattedra di fuga e contrappunto e la vicedirezione, incarichi che mantenne fino alla morte, avvenuta il 13 giugno 1934 dopo una lunghissima malattia, in condizioni economiche assai poco floride.
Il periodo pesarese (1897-1934) rappresenta la fase più compiuta dell’attività sia artistica sia pedagogica di Cicognani, che innovò l’impostazione didattica dell’istituto rafforzandovi l’insegnamento dell’armonia e del contrappunto, specie sull’abbrivo di Moritz Hauptmann e di Hugo Riemann. Cicognani fondò una vera e propria scuola di musica sacra, destinata a influire profondamente sulle future generazioni di allievi (fra cui Zandonai, Balilla Pratella e Ferrari Trecate), senza trascurare, nello spirito di Carlo Pedrotti e di Mascagni, la diffusione della musica sinfonica.
Fra i lavori maggiormente significativi di questi anni si conta l’Ave Maria a otto voci (1898), dedicata a Giovanni Tebaldini e articolata in tre parti: a un’introduzione imitativa e di respiro modale segue una parte centrale più densa e dialogica, culminante in una sezione conclusiva in cui l’impianto modale riemerge con forza. L’organico a doppio coro permette un gioco di contrapposizioni e di echi che richiama la tradizione policorale, ma in un tono composto, in linea con gli insegnamenti di Ratisbona. L’opera, spesso eseguita a Pesaro nei primi anni del Novecento, si impose come un modello del rinnovamento ceciliano in Italia, coniugando austerità contrappuntistica, chiarezza formale e una sobria modernità armonica.
BIBLIOGRAFIA
Cicognani Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 25, Roma, Enciclopedia Treccani, 1981, https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-cicognani_(Dizionario-Biografico)/ (ultimo accesso settembre 2025).
Antonio Zecchini, Un poeta dell’arte musicale: Antonio Cicognani, Faenza, Stabilimento grafico Lega, 1934.
Aiya Rakhimova
(studentessa in Discipline storiche critiche e analitiche della musica)

Amilcare Zanella
Castore Amilcare Andrea Zanella (Monticelli d’Ongina, 26 settembre 1873 – Pesaro, 9 gennaio 1949) fu avviato agli studi musicali fin da giovanissimo, per poi essere ammesso alla Regia Scuola di Musica di Parma nel 1883, diplomandosi in corno, pianoforte e composizione. Dotato di memoria prodigiosa e solida tecnica pianistica, iniziò un’intensa attività concertistica che lo portò dal 1893 al 1900 in Sud America, dove si affermò come pianista virtuoso, improvvisatore e compositore.
Nel 1900 tornò in Italia, continuò con successo l’attività concertistica e nel 1903 fu nominato direttore del Conservatorio di Parma. Nel 1905 si spostò a Pesaro e iniziò la lunga direzione del Liceo musicale Rossini: con abilità e intelligenza riformò la didattica, costituì l’orchestra stabile del Liceo, si attivò per ampliarne la produzione concertistica anche al di fuori dei confini pesaresi, e ideò programmi musicali ricercati, con repertori inusuali, composizioni scritte appositamente per allievi o docenti, trascrizioni di musica strumentale e lirica di autori antichi e moderni.
Zanella fu anche prolifico compositore: il suo corposo catalogo mostra un pensiero creativo colto e versatile. Il suo nome è legato soprattutto alla vasta produzione pianistica, cameristica e sinfonica, fra cui i poemi Fede (1905) e Vita (1907). Nel 1910 debuttò a Pesaro con l’opera Aura, mentre il successivo lavoro operistico Æternitas (1915) non poté andare in scena per l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra. Nel 1926 ottenne il suo maggior successo teatrale con La Sulamita, che debuttò al Teatro Municipale di Piacenza.
Nel 1930 Pesaro celebrò i suoi venticinque anni di direzione con un volume commemorativo. Gli anni successivi videro una produzione ricca di brani patriottici e l’opera burlesca Il revisore (1940), accolta con favore anche in Germania e in Belgio.
Una parte fondamentale della sua carriera fu dedicata alle celebrazioni dei grandi maestri italiani, in particolare Rossini. Il Liceo di Pesaro fin dalla sua istituzione ogni anno bisestile omaggiava la nascita del suo patrono musicale, e Zanella riuscì a dare nuovo impulso a questa ricorrenza, proponendo accanto ai brani della tradizione altrettanti inediti o inusuali, spesso trascritti per essere adattati a diversi organici cameristici o orchestrali. Di notevole interesse restano tre commemorazioni che resero Zanella una figura di riferimento nell’ambito della valorizzazione rossiniana: le esecuzioni dello Stabat mater (1912), del Barbiere di Siviglia in una revisione mirata a riportare l’opera alla sua versione originale (1916) e della Cenerentola (1920). Zanella inoltre fu fautore entusiasta della monumentale monografia rossiniana di Giuseppe Radiciotti, che in risposta gli dedicò l’intera pubblicazione.
Ritiratosi nel 1940, continuò a comporre nonostante le difficoltà economiche e la solitudine, lasciando lavori inediti come l’opera Notte d’incanti e il balletto L’isola dei sogni.
BIBLIOGRAFIA
Francesco Bussi, Amilcare Zanella musicista piacentino (1873-1949) emulo di Busoni e paladino di Rossini, vent’anni dopo, in Studi storici in onore di Emilio Nasalli Rocca, Piacenza, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 1971, pp. 83-121.
Andrea Sessa, Il melodramma italiano 1901-1925, Firenze, Leo S. Olschki, 2014, pp. 923-926.
Andrea Parissi

Riccardo Zandonai
Riccardo Zandonai (Sacco, 28 maggio 1883 – Pesaro, 5 giugno 1944). Figlio di un calzolaio e di una sigaraia, Riccardo Zandonai nacque a Sacco, un piccolo paese alle porte di Rovereto in Trentino, al tempo sotto l’Impero Austro-Ungarico. Facendo per la sua formazione una scelta che era anche un’affermazione di italianità, andò a perfezionarsi, dopo i primi studi effettuati a Rovereto con Vincenzo Gianferrari, a Pesaro, dove si diplomò in composizione al Liceo musicale Rossini con Pietro Mascagni. Si affermò rapidamente come una delle figure più originali del primo Novecento italiano, raggiungendo grande notorietà con Francesca da Rimini (1914), opera tratta dalla tragedia di Gabriele D’Annunzio su libretto ridotto da Tito Ricordi, che rivelò al pubblico internazionale una scrittura musicale nuova, attenta al colore orchestrale come coprotagonista insieme alle voci, e sensibile alle suggestioni della cultura simbolista e tardo-romantica europea. Sposato alla cantante toscana Tarquinia Tarquini, fu molto attivo, oltre che come operista, anche come direttore d’orchestra.
“Premio Mussolini” per le arti nel 1935, fu nominato direttore del Conservatorio Rossini nel 1940. Tra le iniziativie di maggior rilievo in questo ruolo, si ricorda una rassegna di concerti da camera e sinfonici aperta a tutta la cittadinanza nel Salone Pedrotti, in cui si esibirono artisti come Gaspar Cassadò, Arturo Benedetti Michelangeli, il Trio di Trieste. Vale una citazione il discorso che tenne all’apertura della rassegna: «Indagando e cercando di conoscere il gusto musicale dei pesaresi mi si disse – a torto o a ragione – che tale gusto era vivo e interessato per il canto, per l’Opera, scarso per il Concerto cioè per la musica da camera e sinfonica. Se ciò e vero costituisce una lacuna abbastanza seria, in quanto che secoli di grandezza musicale italiana, tedesca, francese restano senza voce. Ed è serio soprattutto oggi che, dopo tre secoli di gloria del melodramma, questo genere – tanto per intendersi – è in grave crisi e c’è persino chi suona a morto. […] D’altra parte anche chi suona a morto potrebbe avere ragione. […] I pesaresi si troverebbero dunque alla retroguardia non appassionandosi ai concerti. Per essere una città musicale non basta sbandierare il nome di Rossini ogni giorno e pretendere di vivere in eterno su questa gloria.» Visione, nella direzione di Zandonai.
Erano tuttavia anni molto difficili. Come il suo natio Trentino si era trovato sul confine durante la Grande Guerra e la sua casa era stata saccheggiata dagli austriaci con il pianoforte disperso in trincea a causa dell’accusa di alto tradimento che pendeva su di lui in quanto suddito di convinzioni irredentiste, così Pesaro andava a trovarsi sulla Linea Gotica durante la Seconda Guerra Mondiale, la villa di Zandonai sul San Bartolo finendo sequestrata dai tedeschi, gli ex-alleati dell’Asse, a quel punto occupanti. Sfollato nel Convento del Beato Sante a Mombaroccio, dove compose il Trio-Serenata per pianoforte, violino e violoncello, Zandonai morì il 5 giugno 1944 in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico. Nel 1947 la sua salma venne trasportata a Rovereto per essere tumulata nel cimitero di Borgo Sacco.
Compositore che era rimasto fortemente intriso d’aura natale tanto quanto si era legato a Pesaro e a Carpegna – si segnalano tra le composizioni, oltre al Concerto romantico per violino, al Concerto andaluso per violoncello e a Il flauto notturno per flauto, vari poemi sinfonici dai titoli indicativi, quali Primavera in Val di Sole e Rapsodia trentina –, lascia un catalogo che occupa una posizione significativa nella transizione tra verismo e modernità nel teatro musicale (12 titoli, tra cui Conchita, Giulietta e Romeo, I Cavalieri di Ekebù), e più in generale nella musica colta italiana della prima metà del Novecento.
BIBLIOGRAFIA
Konrad C. Dryden, Riccardo Zandonai. A Biography, con un’introduzione di Renata Scotto e Magda Olivero, Frankfurt am Main, Peter Lang, 1999.
Alberto Nones, Zandonai. Un musicista nel vento del Novecento, con una prefazione di Diego Cescotti e una postfazione di Paolo Peloso, Trento, UCT, 2014.
Alberto Nones

Dante D’Ambrosi
Dante D’Ambrosi (Zagarolo, 22 febbraio 1902 – Pavia, 8 giugno 1965), conseguiti i diplomi in pianoforte e in composizione al Regio Conservatorio Santa Cecilia, si dedicò allo studio della direzione d’orchestra con Bernardino Molinari e del pianoforte con Alfredo Casella. Esente da pregiudizi verso qualsiasi corrente di scrittura musicale, già nelle sue composizioni giovanili riversò l’assimilazione dell’eclettismo contemporaneo (Le stelle per soprano e orchestra, 1926; Tema con variazioni per orchestra, 1928).
Nel 1940 approdò al Regio Conservatorio Rossini di Pesaro, chiamato dall’allora direttore Riccardo Zandonai per l’insegnamento di composizione e per l’incarico di vicedirettore. Alla morte di Zandonai (15 giugno 1944), l’avvicinarsi del fronte e l’ordine di sfollamento impartito dai tedeschi, resero impossibile a D’Ambrosi qualsiasi azione volta a mantenere l’Istituto in funzione. Fu solo con la conferma nelle sue funzioni di reggente (9 ottobre 1944) e con la collaborazione del presidente del Conservatorio Giuseppe Filippini che D’Ambrosi riuscì a ripristinare l’uso di alcuni spazi di Palazzo Olivieri per procedere agli esami di ammissione e all’organizzazione di alcuni concerti. Nell’ottobre del 1945, alla nomina di direttore di Carlo Zecchi, D’Ambrosi riprese il suo ruolo di vicedirettore per poi ritrovarsi a sostenere nuovamente la reggenza tra marzo e novembre 1947. Lasciato l’incarico a Pesaro per la cattedra di composizione e fuga nei Conservatori di Napoli e Roma, il 7 novembre 1963 fu nominato direttore del Conservatorio Rossini. In breve tempo riuscì a ristabilire un clima di collaborazione, minato dalla precedente direzione di Rito Selvaggi. Numerose le iniziative: concerti commemorativi in onore di Mascagni e Zandonai, istituzione di un corso di perfezionamento estivo per cantati lirici e di borse di studio per gli alunni meritevoli. Inoltre, pose le basi ideali per la rinascita dell’opera, progettando un centro studi da dedicare alla ricerca su Rossini e un festival sui modelli di Salisburgo e Bayreuth, progetti che non riuscirà a portare a compimento a causa della morte improvvisa l’8 giugno 1965, ma che troveranno concreta realizzazione nel Rossini Opera Festival.
D’Ambrosi fu un musicista eclettico: accanto all’intensa attività didattica e di direzione, infatti, non solo diede prova di saggista e critico musicale, ma si dedicò sia alla direzione d’orchestra e di complessi polifonici sia alla composizione. Corposo e vario il catalogo delle sue opere: dal teatro (Il carillon di Haarlem, 1933; La deposizione, 1952) e dal repertorio sinfonico (Due impressioni della notte di Natale, 1927; Ouverture festiva per orchestra, 1933; Trittico sinfonico, 1942) ad una vasta produzione cameristica, per strumento solista e per coro.
BIBLIOGRAFIA
Lino Bianchi, Dante D’Ambrosi. Un compositore fra tradizione e modernità, «Nuova rivista musicale italiana», 37, n. 3, 2003, pp. 419-428.
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Mariateresa Storino

Carlo Zecchi
Carlo Zecchi (Roma, 8 luglio 1903 – Salisburgo, 31 agosto 1984) apprende dalla madre i primi rudimenti del pianoforte. Studia poi al Conservatorio Santa Cecilia di Roma con Francesco Bajardi (pianoforte) e Licinio Refice (composizione); nel 1923 è a Berlino per perfezionarsi con Arthur Schnabel e Ferruccio Busoni. Da una rassegna stampa redatta nei primi mesi del 1945 emerge il profilo di un concertista brillante, cui i critici riconoscono una spiccata vocazione al canto e un estremo rigore nel rispetto del testo. Dopo aver raccolto successi in URSS, in Sudamerica e negli Stati Uniti (tra il 1928 e il 1931) e in numerose capitali europee (dal 1933), la sua carriera appare compromessa nel 1938 a causa di un incidente automobilistico; Zecchi continuerà ad esibirsi soltanto in formazioni cameristiche, in particolare in duo con il violoncellista Enrico Mainardi. La brusca interruzione della carriera pianistica è tuttavia l’occasione per rivolgere la sua attenzione alla direzione d’orchestra che, dopo un breve periodo di apprendistato, gli riserva soddisfazioni non minori di quelle ottenute come pianista. Dal 1947 dirige a più riprese l’Orchestra da Camera di Vienna; nel 1957 dirige l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino in una tournée sudamericana. Nel frattempo ottiene la cattedra di pianoforte al Conservatorio di Roma, inaugurando una lunga carriera di didatta e revisore di opere pianistiche per importanti editori, carriera che lo porta in seguito a ricoprire prestigiosi incarichi presso l’Accademia di Santa Cecilia e l’Accademia Chigiana. Il decreto di nomina di Zecchi a commissario-direttore del Conservatorio di Pesaro è firmato dal Ministro della Pubblica Istruzione del governo Bonomi II, Vincenzo Arangio-Ruiz, il 20 settembre 1945, con decorrenza dal 1° ottobre successivo.
Nel suo ruolo di «commissario alla direzione», Carlo Zecchi deve affrontare uno dei frangenti più difficili della storia di quello che dal 1940 è il Regio Conservatorio di Musica Gioachino Rossini. Alle intuibili difficoltà di un momento storico in cui i problemi dell’istruzione musicale non sono in cima all’agenda politica, si sommano le incomprensioni e le ostilità dei maggiorenti locali, i quali, nostalgici dell’autonomia (la statizzazione non era avvenuta senza malumori e polemiche), mal tollerano l’imposizione dall’alto di un commissario e, proprio nei giorni in cui matura la nomina di Zecchi negli uffici ministeriali, sono impegnati a promuovere per il ruolo di direttore la candidatura di Vittorio Gui. Malgrado tutto, Zecchi si attiva ben presto per sottoporre al Ministero le esigenze del Conservatorio. Tra le istanze riportate nella relazione redatta da Zecchi all’inizio del 1946 troviamo la richiesta di ripristino dei corsi di musica d’insieme, violino complementare, latino e francese, già attivati con successo da Zandonai in tempi più floridi e tutti ritenuti ora ‘non necessari’ dai funzionari ministeriali; Zecchi non manca inoltre di perorare le cause di singoli docenti la cui posizione lavorativa è precaria o controversa. Lo scontento diffuso per i numerosi dinieghi e, più in generale, per il regime di austerità cui anche la pianta organica del Conservatorio Rossini deve sottostare, finisce per investire anche il commissario-direttore, il cui impegno già nella primavera del 1946 appare offuscato da accuse più o meno pretestuose di negligenza. In un clima ormai apertamente ostile, ben diverso da quello che, ancora nella citata relazione iniziale, veniva descritto come costruttivo e collaborativo, non sorprende che Zecchi abbia preferito lasciare l’incarico per tornare alla sua cattedra di pianoforte a Roma, il 15 marzo del 1947.
BIBLIOGRAFIA
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Zecchi Carlo, in DEUMM. Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, a c. di Alberto Basso, Le biografie, vol. VIII, Torino, UTET, 1988, p. 595.
Luigino Pizzaleo

Dante D’Ambrosi
Dante D’Ambrosi (Zagarolo, 22 febbraio 1902 – Pavia, 8 giugno 1965), conseguiti i diplomi in pianoforte e in composizione al Regio Conservatorio Santa Cecilia, si dedicò allo studio della direzione d’orchestra con Bernardino Molinari e del pianoforte con Alfredo Casella. Esente da pregiudizi verso qualsiasi corrente di scrittura musicale, già nelle sue composizioni giovanili riversò l’assimilazione dell’eclettismo contemporaneo (Le stelle per soprano e orchestra, 1926; Tema con variazioni per orchestra, 1928).
Nel 1940 approdò al Regio Conservatorio Rossini di Pesaro, chiamato dall’allora direttore Riccardo Zandonai per l’insegnamento di composizione e per l’incarico di vicedirettore. Alla morte di Zandonai (15 giugno 1944), l’avvicinarsi del fronte e l’ordine di sfollamento impartito dai tedeschi, resero impossibile a D’Ambrosi qualsiasi azione volta a mantenere l’Istituto in funzione. Fu solo con la conferma nelle sue funzioni di reggente (9 ottobre 1944) e con la collaborazione del presidente del Conservatorio Giuseppe Filippini che D’Ambrosi riuscì a ripristinare l’uso di alcuni spazi di Palazzo Olivieri per procedere agli esami di ammissione e all’organizzazione di alcuni concerti. Nell’ottobre del 1945, alla nomina di direttore di Carlo Zecchi, D’Ambrosi riprese il suo ruolo di vicedirettore per poi ritrovarsi a sostenere nuovamente la reggenza tra marzo e novembre 1947. Lasciato l’incarico a Pesaro per la cattedra di composizione e fuga nei Conservatori di Napoli e Roma, il 7 novembre 1963 fu nominato direttore del Conservatorio Rossini. In breve tempo riuscì a ristabilire un clima di collaborazione, minato dalla precedente direzione di Rito Selvaggi. Numerose le iniziative: concerti commemorativi in onore di Mascagni e Zandonai, istituzione di un corso di perfezionamento estivo per cantati lirici e di borse di studio per gli alunni meritevoli. Inoltre, pose le basi ideali per la rinascita dell’opera, progettando un centro studi da dedicare alla ricerca su Rossini e un festival sui modelli di Salisburgo e Bayreuth, progetti che non riuscirà a portare a compimento a causa della morte improvvisa l’8 giugno 1965, ma che troveranno concreta realizzazione nel Rossini Opera Festival.
D’Ambrosi fu un musicista eclettico: accanto all’intensa attività didattica e di direzione, infatti, non solo diede prova di saggista e critico musicale, ma si dedicò sia alla direzione d’orchestra e di complessi polifonici sia alla composizione. Corposo e vario il catalogo delle sue opere: dal teatro (Il carillon di Haarlem, 1933; La deposizione, 1952) e dal repertorio sinfonico (Due impressioni della notte di Natale, 1927; Ouverture festiva per orchestra, 1933; Trittico sinfonico, 1942) ad una vasta produzione cameristica, per strumento solista e per coro.
BIBLIOGRAFIA
Lino Bianchi, Dante D’Ambrosi. Un compositore fra tradizione e modernità, «Nuova rivista musicale italiana», 37, n. 3, 2003, pp. 419-428.
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Mariateresa Storino

Franco Alfano
Franco Alfano (Napoli, 8 marzo 1876 – Sanremo, 27 ottobre 1954) viene ricordato come uno dei principali compositori italiani della prima metà del Novecento.
A Napoli studia pianoforte con Alessandro Longo, armonia con Camillo De Nardis e contrappunto con Paolo Serrao. Trasferitosi a Lipsia, entra nella classe di composizione di Salomon Jadassohn e di violino di Hans Sitt. È pianista concertista in Germania, Polonia e Russia. Nel 1899 si sposta a Parigi dove comincia la scrittura di Risurrezione, la sua opera più celebre. Rappresentata nel 1904 e allineata con i modelli della corrente verista italiana, viene accolta con grande favore e da allora avrà più di mille rappresentazioni. Negli anni successivi Alfano è impegnato ad affinare le sue qualità musicali e nel 1920 completa La leggenda di Sakuntala, che avrà un discreto seguito. L’opera si distingue per la delicatezza vocale e la ricchezza timbrica e armonica dell’orchestra, elementi che inducono la critica a considerarla quale suo lavoro migliore. Nel 1925 Arturo Toscanini gli affida l’incarico di terminare la partitura di Turandot di Giacomo Puccini, rimasta incompiuta dopo la morte dell’autore, un episodio che ancor oggi ingenera curiosità, ma dagli esiti controversi (con il ‘primo finale’ rifiutato dal direttore d’orchestra e dall’editore Ricordi).
Dal 1940 al 1942 Alfano è sovrintendente al Teatro Massimo di Palermo, dal 1947 al 1950 è direttore del Conservatorio di Pesaro, dopo precedenti simili esperienze al Conservatorio di Bologna (1916-23) e al Liceo musicale di Torino (1923-39).
Del periodo pesarese è l’ultima opera, Il Dottor Antonio, su libretto di Mario Ghisalberti, tratto dal romanzo di Giovanni Ruffini del 1849. La prima rappresentazione assoluta è a Roma il 30 aprile 1949 al Teatro Reale dell’Opera, con protagonisti il soprano Onelia Fineschi e il tenore Giacinto Prandelli. Il lavoro verrà poi ripreso e registrato in una produzione della RAI di Milano nel 1953 con lo stesso tenore e il soprano Carla Gavazzi. Pur rimanendo legata al linguaggio pucciniano ed estranea alle nuove esperienze del secondo dopoguerra, l’opera mostra una notevole qualità compositiva.
Oltre alla più nota produzione operistica, il catalogo di Alfano comprende balletti, musica sinfonica, musica da camera e liederistica.
BIBLIOGRAFIA
Franco Alfano, Il Dottor Antonio, Orchestra e Coro della RAI di Milano, direttore Alfredo Simonetto, 1953, https://www.youtube.com/watch?v=pfz05q45gKs&t=3s (ultimo accesso luglio 2025).
Guido Maria Gatti, Some Italian Composers of To-Day. II. Franco Alfano, «The Musical Times», 62, n. 937, 1921, pp. 158-161.
Alberto Pironti, Alfano Franco, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 2, Roma, Treccani, 1960, www.treccani.it/enciclopedia/franco-alfano_(Dizionario-Biografico)/ (ultimo accesso luglio 2025).
Alessandro Capicchioni
(studente in Discipline storiche critiche e analitiche della musica)

Antonio Veretti
Antonio Veretti (Verona, 20 febbraio 1900 – Firenze, 13 luglio 1978) fu compositore prolifico, pianista e critico musicale. Studiò pianoforte e armonia a Verona, composizione a Bologna, dove si diplomò nel 1921. Allievo di Franco Alfano, in una prima fase Veretti seguì le orme del maestro, da cui tuttavia prese le distanze negli anni successivi al diploma per imboccare la strada di Ildebrando Pizzetti e del neoclassicismo. Con le prime composizioni per voce e pianoforte Veretti si fece notare dal critico Giannotto Bastianelli, il quale gli consigliò di dedicarsi al melodramma.
La sua prima opera, Il medico volante, su libretto di Riccardo Bacchelli, è del 1923-24; nel 1929 si colloca il primo lavoro sinfonico la Sinfonia italiana, composta successivamente al trasferimento a Milano nel 1926. Nel 1932, grazie all’intermediazione di Umberto Giordano, venne rappresentato al Teatro alla Scala il melodramma Il favorito del re su libretto di Arturo Rossato. In quegli stessi anni Veretti abbandonò lo stile neoclassico per abbracciare un eclettismo moderno frutto della commistione tra jazz, blues e melodie tradizionali.
La stabilità economica che gli garantì l’insegnamento a Roma dal 1933 al 1943 gli permise di impegnarsi più a fondo nella creazione di balletti, opere e musica da film. Dopo una breve parentesi di riscoperta della musica sacra, nell’immediato secondo dopoguerra il compositore tornò a scrivere opere sinfoniche e cameristiche, adottando la tecnica dodecafonica, ma senza aderire al serialismo integrale sviluppatosi largamente in Europa.
Fu direttore del Conservatorio di Pesaro dal 1950, poi di Cagliari dal 1953 e infine di Firenze dal 1956. Al periodo pesarese risale la Sonata per violino e pianoforte (1952), dedicata ad una “figlia immaginaria”, sempre desiderata (Veretti si era sposato con Ines Verdi nel 1930 ma la coppia rimase senza figli). Nella Sonata si esplorano le potenzialità del duo di tradizione cameristica mediante la tecnica dodecafonica; l’opera mostra una notevole ricchezza timbrica e tratta ciascuno strumento con grande intensità e vigore, all’insegna di una perfetta indipendenza delle parti.
Il compromesso tra espressività e tecnica compositiva è una delle principali caratteristiche della produzione di Veretti, cui viene riconosciuto dalla critica un ruolo importante nel passaggio della musica italiana dal neoclassicismo alla dodecafonia. Il suo archivio è conservato nella Scuola di Musica di Fiesole, alla cui fondazione lo stesso Veretti contribuì.
BIBLIOGRAFIA
Nicola Costarella, Antonio Veretti: Sonata per violino e pianoforte, «Rivista musicale italiana», 56, 1954, p. 99.
Marco Targa, Veretti, Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 98, Roma, Treccani, 2020, https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-veretti_(Dizionario-Biografico)/?search=VERETTI%2C%20Antonio%2F (ultimo accesso maggio 2025).
Alessandro Capicchioni
(studente in Discipline storiche critiche e analitiche della musica)

Amedeo Cerasa
Amedeo Cerasa (Tuscania, 23 ottobre 1898 – ?), completati gli studi in flauto e composizione (con Amilcare Zanella) al Liceo musicale Rossini e conseguito il diploma di abilitazione all’insegnamento del canto corale, dal 1936 è docente di teoria e solfeggio nel medesimo Istituto, dopo aver rivestito lo stesso ruolo all’Istituto musicale Verdi di Viterbo.
Il passaggio da Viterbo a Pesaro è sostenuto dal direttore del Liceo Rossini Amilcare Zanella, che in una lettera al commendatore Annibale Orani, regio commissario dello stesso Liceo scrive di Cerasa: «Si tratta di un elemento serio e ottimo sotto ogni rapporto. (Sarebbe una vera manna)», definendolo inoltre «un vero e moderno specialista in materia [con riferimento alla disciplina di teoria e solfeggio])».
In qualità di vicedirettore, incarico assegnatogli in più occasioni da diversi direttori succedutesi a capo del Conservatorio Rossini, Cerasa sostiene la reggenza del Conservatorio Rossini dal 16 ottobre 1952 al 15 marzo 1953 e dal 9 giugno al 30 settembre 1965, nei momenti di passaggio prima da Antonio Veretti a Lino Liviabella, poi da Dante D’Ambrosi a Guido Turchi.
L’apprezzamento per il lavoro di Cerasa sia come docente sia come vicedirettore si legge in una lettera («in via assolutamente riservata») di Guido Turchi del 2 marzo 1966 al Ministero per sostenere l’affidamento a Cerasa del posto di ispettore centrale di 2° classe per l’istruzione artistica. Turchi scrive: «Il M° Cerasa è dotato di eccellenti qualità didattiche, di una ottima preparazione tecnica anche oltre l’ambito della materia di cui è titolare e ha sempre mostrato uno scrupoloso attaccamento all’Istituto non soltanto nello svolgimento dei suoi compiti d’insegnante ma anche nelle funzioni di vice-direttore, tenute quasi continuativamente per molti anni, e tuttora in atto con mia piena soddisfazione, dando prova di possedere tutte le qualità adatte all’adempimento di tali funzioni. Inoltre nei rapporti sociali il M° Cerasa si conduce con impeccabile cortesia e ineccepibile correttezza, sotto tutti i punti di vista, come ho potuto appunto rilevare nell’espletamento delle sue mansioni di vice-direttore.»
Collocato a riposo per sopraggiunti limiti di età dal 1° ottobre 1969, Cerasa manifesta costantemente malinconia per «l’indimenticabile Scuola» a cui si era dedicato per oltre 30 anni.
FONTI
Documenti amministrativi dell’archivio del Conservatorio di Musica Rossini di Pesaro, classe I, categoria 10, fascicolo 3.
Mariateresa Storino

Lino Liviabella
Lino Liviabella (Macerata, 7 aprile 1902 – Bologna, 21 ottobre 1964), compositore e didatta, nacque in una famiglia di musicisti. Dopo gli studi liceali si trasferì a Roma, dove frequentò il Conservatorio Santa Cecilia, conseguendo i diplomi di pianoforte (1923, Lodovico Cozi), organo (1926, Remigio Renzi) e composizione (1927, Ottorino Respighi).
Iniziò la carriera di docente insegnando dapprima pianoforte e armonia presso il Liceo musicale di Pescara (1928), quindi armonia e contrappunto a Venezia (1931). In seguito fu titolare della cattedra di contrappunto, fuga e composizione a Palermo (1940) e a Bologna (dal 1942), dove assunse anche il ruolo di vicedirettore (dal 1947) e trasferì la propria residenza. Negli anni successivi rivestì la carica di direttore dei Conservatori di Pesaro (1953-59), Parma (1959-63) e Bologna (1963-64).
Liviabella fu un compositore prolifico, autore di oltre duecentosettanta opere, alcune premiate o elette per esecuzioni in sedi prestigiose, alla costante ricerca di novità e varietà tecnica, nonostante la nomea di conservatore, lontano dalle avanguardie. Il catalogo include liriche da camera, musica sacra, musica, sinfonica, opere liriche (Antigone, La conchiglia, Canto di Natale), cantate e numerosi brani pianistici e da camera. Fra i lavori più significativi della maturità, concepiti durante gli anni pesaresi, figurano la Rapsodia picena (1955) su canti popolari marchigiani, il Concerto per violino e orchestra (1956), Le sette parole di Gesù sulla croce (1957); ad essi si aggiunge la Sinfonia in quattro tempi, per soprano o tenore e orchestra (1964), su testi di T.S. Eliot, caratterizzata da un uso personale della dodecafonia, un metodo sul quale Liviabella espresse sempre notevoli perplessità.
A Pesaro Liviabella promosse celebrazioni in onore di Zandonai e di Mascagni; contribuì alla nascita dei «Quaderni rossiniani» e del «Bollettino del Centro Rossiniano di Studi»; come direttore, ebbe la responsabilità della direzione artistica della Società dei concerti, istituita in sodalizio con varie realtà cittadine. La sua gestione si distinse per la qualità dei programmi offerti e per la levatura degli esecutori, sebbene gli esiti non fossero altrettanto confortanti sul piano economico e il ritardo o la decurtazione delle sovvenzioni statali comportassero margini di movimento ristretti. Liviabella, tuttavia, insistette di continuo affinché non fosse interrotta un’iniziativa così importante per l’educazione degli allievi del Conservatorio.
BIBLIOGRAFIA
L’artista, la lampada e l’ombra, Atti del convegno musicologico nazionale “Lino Liviabella e il suo tempo” (Macerata, 26-27 ottobre 2002), a cura di Paolo Peretti e Carlo Lo Presti, Macerata, Comune di Macerata, 2007.
Paolo Peretti, Liviabella Lino, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 65, Roma, Enciclopedia Treccani, 2005, https://www.treccani.it/enciclopedia/lino-liviabella_(Dizionario-Biografico)/?search=LIVIABELLA, Lino/ (ultimo accesso settembre 2025).
Aiya Rakhimova
(studentessa in Discipline storiche critiche e analitiche della musica)

Rito Selvaggi
Rito Selvaggi (Noicottaro, 22 maggio 1898 – Rapallo, 19 maggio 1972) nel 1910 si trasferisce a Pesaro per studiare composizione al Liceo musicale sotto la guida di Amilcare Zanella. Perfeziona lo studio del pianoforte con Ferruccio Busoni e, per interessamento di quest’ultimo, si trasferisce a Parigi, dove si fa apprezzare come pianista. Lasciata la Francia per combattere nella Grande Guerra nell’esercito italiano, rimasto ferito si occupa di organizzare ed esibirsi in concerti militari. Al termine della guerra, nel 1918, si trasferisce a Rovereto e inizia a farsi conoscere anche come direttore d’orchestra e compositore, attività che prosegue nel corso di una lunga tournée internazionale tra il 1923 e il 1927. Al suo ritorno in Italia, nel 1929 viene nominato direttore artistico dell’EIAR, incarico che mantiene fino al 1943.
Nel 1930 avvia la sua attività didattica: diviene infatti direttore dell’Istituto musicale Pergolesi di Varese e della Scuola italiana di musica di Lugano. Nel 1934, abbandonati questi incarichi, assume la cattedra di composizione al Conservatorio di Parma. Dal 1938 al 1943 è direttore del Conservatorio di Palermo (fino al 1941 ricopre anche la carica di presidente): tra le importanti attività organizzative svolte in questo periodo, merita un particolare rilievo l’iniziativa di fondare l’orchestra settecentesca “Alessandro Scarlatti”.
Dati i suoi interessi non solo per la musica contemporanea, ma anche per la storia della musica in generale, nel 1943 si trasferisce a Roma per un incarico ministeriale presso la Soprintendenza bibliografica; si dedica dunque allo studio di fondi musicali manoscritti conservati in diverse biblioteche romane. Nel 1956 torna a ricoprire la carica di direttore di conservatorio, questa volta a Parma, dove aveva insegnato diversi anni prima.
La sua carriera didattica termina dove aveva avviato i suoi studi, ossia a Pesaro: qui infatti è direttore del conservatorio tra il 1959 e il 1963, con un’interruzione tra l’estate del 1959 e il 1960, quando è richiamato provvisoriamente a Roma. Anche a Pesaro, come a Palermo, fonda un’orchestra intitolata a Gioachino Rossini, formata da ex studenti e docenti del conservatorio, e si impegna nelle attività organizzative dell’istituto. Lascia l’incarico per la sopraggiunta età pensionabile e si trasferisce nella sua villa di Zoagli, dove muore nel 1972.
Come compositore si dedica a diversi generi, ma di particolare rilievo è il suo apporto alla musica sacra: nel suo catalogo troviamo messe, mottetti, oratori e drammi mistici, tra i quali si segnala il Dittico cateriniano (dedicato a Paolo VI), composto da La sposa di Fontebranda ed Eletta. Si dedica anche alla musica da camera e al teatro, grazie ai quali ottiene notevoli successi con il Quartetto per archi op. 43 e la tragedia lirica Maggiolata veneziana. Infine vanno menzionate le sue trascrizioni e le elaborazioni di musiche di diversi autori del passato, come Jean-Philippe Rameau, Johann Sebastian Bach, Domenico Scarlatti e Muzio Clementi.
BIBLIOGRAFIA
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Emilio Capannelli, Marta Fabbrini, Laura Morotti, Selvaggi, Rito, in SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche), https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=59379 (ultimo accesso 24 gennaio 2026).
Cecilia Nicolò

Piero Giorgi
Carlo Piero Giorgi (Montecassiano, 3 marzo 1897 – Pesaro, 3 agosto 1967) dopo aver combattuto nella Grande Guerra si iscrive al Liceo musicale di Pesaro, dove consegue il magistero di composizione nel 1923, sotto la guida di Amilcare Zanella. Dal 1924 al 1937 dirige la scuola di musica e l’annessa banda musicale del paese d’origine, incarico che lascia solo a seguito del definitivo trasferimento a Pesaro. Qui, infatti, torna come docente nel suo Liceo musicale: a partire dall’anno scolastico 1935-36 insegna cultura musicale generale (disciplina che in seguito prenderà il nome di armonia complementare) e, dall’anno 1940-41, è incaricato e poi titolare della cattedra di armonia, contrappunto e fuga; inoltre, tra il 1945 e il 1948 insegna strumentazione per banda e, dal 1951, è anche incaricato dell’insegnamento di composizione (tra i suoi allievi si ricorda Riz Ortolani).
Il 16 ottobre 1940, a seguito del pensionamento di Zanella, viene nominato direttore reggente della scuola, sino all’insediamento ufficiale di Riccardo Zandonai, avvenuto il 31 gennaio 1941. Giorgi segue dunque una delicata fase del Liceo musicale che, proprio in quel periodo, diviene Regio Conservatorio di Musica. Lo stesso incarico di reggenza della direzione giunge una seconda volta tra il 16 agosto e il 19 ottobre 1959, ossia tra la sospensione del predecessore, Rito Selvaggi, e la nomina di Orazio Fiume; per entrambi Giorgi svolge l’incarico di vice-direttore. Negli ultimi due anni di servizio, tra il 1960 e il 1962, è docente di armonia, contrappunto e fuga presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
Giorgi fu molto attivo nel panorama musicale locale e non: segretario interprovinciale, poi regionale, del sindacato dei musicisti; a Pesaro fonda l’«A.gi.mus» (associazione di giovani musicisti) e la Società dei concerti; collabora attivamente con la Fondazione Rossini, per la quale cura l’edizione di una raccolta di Melodie italiane per canto e pianoforte, alcuni brevi pezzi sacri, la cantata Giovanna d’Arco e l’Inno a Napoleone III, tutte pubblicate nei «Quaderni rossiniani».
Come compositore si dedicò a diversi generi: composizioni per orchestra, tra cui i poemi sinfonici In Val d’Astico e Cipressi a San Leopardo; opere liriche, tra cui La tota di Frà (eseguita per la prima volta al Teatro Donizetti di Bergamo nel 1954); musica da camera; brani corali (come il Cantico di Frate Sole); molta musica sacra, in particolare per organo; infine scrisse diverse colonne sonore per il cinema, a partire da quelle per La sposa dei re (1938) fino a L’inganno della sposa (1951).
BIBLIOGRAFIA
Carlo Piero Giorgi (1897-1967), compositore marchigiano del Novecento, a cura di Paola Ciarlantini, Paolo Peretti e Piero Giorgi jr., Ancona, Consiglio regionale delle Marche, 2021.
Cecilia Nicolò

Orazio Fiume
Orazio Fiume (Monopoli, 16 gennaio 1908 – Trieste, 21 dicembre 1976) si forma al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove consegue il magistero di pianoforte nel 1930 e dove inizia a studiare composizione; in seguito si trasferisce al Conservatorio Bellini di Palermo per seguire il suo maestro Mario Pilati e qui porta a termine gli studi nel 1938. Tra il 1939 e il 1941 è a Roma per frequentare due corsi di alto perfezionamento all’Accademia di Santa Cecilia: studia composizione con Ildebrando Pizzetti e direzione d’orchestra con Bernardino Molinari.
Nel 1949 soggiorna a Parigi, grazie a una borsa di studio del Ministero dell’Istruzione, ma già dal 1941 è titolare della cattedra di armonia e contrappunto al Conservatorio di Parma; nel 1951 si trasferisce al Conservatorio di Milano come docente della stessa disciplina e, in più, l’incarico per l’insegnamento di composizione. Nel 1959 ottiene la cattedra di contrappunto, fuga e composizione presso lo stesso Conservatorio.
Il 19 ottobre 1959 viene nominato direttore del Conservatorio Rossini di Pesaro. Qui si attiva per incentivare le attività della scuola e, inoltre, collabora proficuamente con le altre istituzioni e le associazioni della città: il Comune, la Fondazione Rossini, la Società dei Concerti. Accetta anche di far parte di giurie e comitati di concorsi lirici tenutisi nel territorio marchigiano (Fano, Macerata). Nel 1960 vince il concorso come direttore di ruolo e assume tale incarico al Conservatorio di Trieste, dove rimarrà fino alla morte e dove proseguirà le attività di gestione e coordinamento della scuola già sperimentate nel breve periodo trascorso a Pesaro; di particolare rilievo è il suo impegno nella gestione del premio di composizione Città di Trieste, per il quale convoca, come membri della giuria, artisti di calibro internazionale come Francis Poulenc, Nino Rota e Nadia Boulanger.
Contestualmente alla incessante attività didattica, Fiume è abile e prolifico compositore. Tra i primi lavori, scritti durante gli studi palermitani, si ricordano i Tre pezzi per piccola orchestra (1936) e il Divertimento in cinque tempi (1937). Nel 1940 compone la cantata Ajace su testo di Vincenzo Cardarelli. Nel 1957 vince il Premio Martucci con la Sinfonia in tre tempi. Tra i lavori teatrali merita particolare attenzione l’opera Il tamburo di panno, su testo dello stesso Fiume con la collaborazione di Carlo Pinelli: rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma il 19 aprile 1962, si ispira a un nō giapponese, con una vicenda che mescola follia e vendetta. Degno di nota è anche il balletto In una notte di bufera su testo di Rainer Maria Rilke nella traduzione di Vincenzo Errante, rappresentato anch’esso per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma nel giugno 1973.
BIBLIOGRAFIA
Simona Camilletti, Orazio Fiume, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XLVIII, Roma, Treccani, 1997, https://www.treccani.it/enciclopedia/orazio-fiume_(Dizionario-Biografico)/ (ultimo accesso gennaio 2026).
Cecilia Nicolò

Rito Selvaggi
Rito Selvaggi (Noicottaro, 22 maggio 1898 – Rapallo, 19 maggio 1972) nel 1910 si trasferisce a Pesaro per studiare composizione al Liceo musicale sotto la guida di Amilcare Zanella. Perfeziona lo studio del pianoforte con Ferruccio Busoni e, per interessamento di quest’ultimo, si trasferisce a Parigi, dove si fa apprezzare come pianista. Lasciata la Francia per combattere nella Grande Guerra nell’esercito italiano, rimasto ferito si occupa di organizzare ed esibirsi in concerti militari. Al termine della guerra, nel 1918, si trasferisce a Rovereto e inizia a farsi conoscere anche come direttore d’orchestra e compositore, attività che prosegue nel corso di una lunga tournée internazionale tra il 1923 e il 1927. Al suo ritorno in Italia, nel 1929 viene nominato direttore artistico dell’EIAR, incarico che mantiene fino al 1943.
Nel 1930 avvia la sua attività didattica: diviene infatti direttore dell’Istituto musicale Pergolesi di Varese e della Scuola italiana di musica di Lugano. Nel 1934, abbandonati questi incarichi, assume la cattedra di composizione al Conservatorio di Parma. Dal 1938 al 1943 è direttore del Conservatorio di Palermo (fino al 1941 ricopre anche la carica di presidente): tra le importanti attività organizzative svolte in questo periodo, merita un particolare rilievo l’iniziativa di fondare l’orchestra settecentesca “Alessandro Scarlatti”.
Dati i suoi interessi non solo per la musica contemporanea, ma anche per la storia della musica in generale, nel 1943 si trasferisce a Roma per un incarico ministeriale presso la Soprintendenza bibliografica; si dedica dunque allo studio di fondi musicali manoscritti conservati in diverse biblioteche romane. Nel 1956 torna a ricoprire la carica di direttore di conservatorio, questa volta a Parma, dove aveva insegnato diversi anni prima.
La sua carriera didattica termina dove aveva avviato i suoi studi, ossia a Pesaro: qui infatti è direttore del conservatorio tra il 1959 e il 1963, con un’interruzione tra l’estate del 1959 e il 1960, quando è richiamato provvisoriamente a Roma. Anche a Pesaro, come a Palermo, fonda un’orchestra intitolata a Gioachino Rossini, formata da ex studenti e docenti del conservatorio, e si impegna nelle attività organizzative dell’istituto. Lascia l’incarico per la sopraggiunta età pensionabile e si trasferisce nella sua villa di Zoagli, dove muore nel 1972.
Come compositore si dedica a diversi generi, ma di particolare rilievo è il suo apporto alla musica sacra: nel suo catalogo troviamo messe, mottetti, oratori e drammi mistici, tra i quali si segnala il Dittico cateriniano (dedicato a Paolo VI), composto da La sposa di Fontebranda ed Eletta. Si dedica anche alla musica da camera e al teatro, grazie ai quali ottiene notevoli successi con il Quartetto per archi op. 43 e la tragedia lirica Maggiolata veneziana. Infine vanno menzionate le sue trascrizioni e le elaborazioni di musiche di diversi autori del passato, come Jean-Philippe Rameau, Johann Sebastian Bach, Domenico Scarlatti e Muzio Clementi.
BIBLIOGRAFIA
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Emilio Capannelli, Marta Fabbrini, Laura Morotti, Selvaggi, Rito, in SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche), https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=59379 (ultimo accesso 24 gennaio 2026).
Cecilia Nicolò

Dante D’Ambrosi
Dante D’Ambrosi (Zagarolo, 22 febbraio 1902 – Pavia, 8 giugno 1965), conseguiti i diplomi in pianoforte e in composizione al Regio Conservatorio Santa Cecilia, si dedicò allo studio della direzione d’orchestra con Bernardino Molinari e del pianoforte con Alfredo Casella. Esente da pregiudizi verso qualsiasi corrente di scrittura musicale, già nelle sue composizioni giovanili riversò l’assimilazione dell’eclettismo contemporaneo (Le stelle per soprano e orchestra, 1926; Tema con variazioni per orchestra, 1928).
Nel 1940 approdò al Regio Conservatorio Rossini di Pesaro, chiamato dall’allora direttore Riccardo Zandonai per l’insegnamento di composizione e per l’incarico di vicedirettore. Alla morte di Zandonai (15 giugno 1944), l’avvicinarsi del fronte e l’ordine di sfollamento impartito dai tedeschi, resero impossibile a D’Ambrosi qualsiasi azione volta a mantenere l’Istituto in funzione. Fu solo con la conferma nelle sue funzioni di reggente (9 ottobre 1944) e con la collaborazione del presidente del Conservatorio Giuseppe Filippini che D’Ambrosi riuscì a ripristinare l’uso di alcuni spazi di Palazzo Olivieri per procedere agli esami di ammissione e all’organizzazione di alcuni concerti. Nell’ottobre del 1945, alla nomina di direttore di Carlo Zecchi, D’Ambrosi riprese il suo ruolo di vicedirettore per poi ritrovarsi a sostenere nuovamente la reggenza tra marzo e novembre 1947. Lasciato l’incarico a Pesaro per la cattedra di composizione e fuga nei Conservatori di Napoli e Roma, il 7 novembre 1963 fu nominato direttore del Conservatorio Rossini. In breve tempo riuscì a ristabilire un clima di collaborazione, minato dalla precedente direzione di Rito Selvaggi. Numerose le iniziative: concerti commemorativi in onore di Mascagni e Zandonai, istituzione di un corso di perfezionamento estivo per cantati lirici e di borse di studio per gli alunni meritevoli. Inoltre, pose le basi ideali per la rinascita dell’opera, progettando un centro studi da dedicare alla ricerca su Rossini e un festival sui modelli di Salisburgo e Bayreuth, progetti che non riuscirà a portare a compimento a causa della morte improvvisa l’8 giugno 1965, ma che troveranno concreta realizzazione nel Rossini Opera Festival.
D’Ambrosi fu un musicista eclettico: accanto all’intensa attività didattica e di direzione, infatti, non solo diede prova di saggista e critico musicale, ma si dedicò sia alla direzione d’orchestra e di complessi polifonici sia alla composizione. Corposo e vario il catalogo delle sue opere: dal teatro (Il carillon di Haarlem, 1933; La deposizione, 1952) e dal repertorio sinfonico (Due impressioni della notte di Natale, 1927; Ouverture festiva per orchestra, 1933; Trittico sinfonico, 1942) ad una vasta produzione cameristica, per strumento solista e per coro.
BIBLIOGRAFIA
Lino Bianchi, Dante D’Ambrosi. Un compositore fra tradizione e modernità, «Nuova rivista musicale italiana», 37, n. 3, 2003, pp. 419-428.
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Mariateresa Storino

Amedeo Cerasa
Amedeo Cerasa (Tuscania, 23 ottobre 1898 – ?), completati gli studi in flauto e composizione (con Amilcare Zanella) al Liceo musicale Rossini e conseguito il diploma di abilitazione all’insegnamento del canto corale, dal 1936 è docente di teoria e solfeggio nel medesimo Istituto, dopo aver rivestito lo stesso ruolo all’Istituto musicale Verdi di Viterbo.
Il passaggio da Viterbo a Pesaro è sostenuto dal direttore del Liceo Rossini Amilcare Zanella, che in una lettera al commendatore Annibale Orani, regio commissario dello stesso Liceo scrive di Cerasa: «Si tratta di un elemento serio e ottimo sotto ogni rapporto. (Sarebbe una vera manna)», definendolo inoltre «un vero e moderno specialista in materia [con riferimento alla disciplina di teoria e solfeggio])».
In qualità di vicedirettore, incarico assegnatogli in più occasioni da diversi direttori succedutesi a capo del Conservatorio Rossini, Cerasa sostiene la reggenza del Conservatorio Rossini dal 16 ottobre 1952 al 15 marzo 1953 e dal 9 giugno al 30 settembre 1965, nei momenti di passaggio prima da Antonio Veretti a Lino Liviabella, poi da Dante D’Ambrosi a Guido Turchi.
L’apprezzamento per il lavoro di Cerasa sia come docente sia come vicedirettore si legge in una lettera («in via assolutamente riservata») di Guido Turchi del 2 marzo 1966 al Ministero per sostenere l’affidamento a Cerasa del posto di ispettore centrale di 2° classe per l’istruzione artistica. Turchi scrive: «Il M° Cerasa è dotato di eccellenti qualità didattiche, di una ottima preparazione tecnica anche oltre l’ambito della materia di cui è titolare e ha sempre mostrato uno scrupoloso attaccamento all’Istituto non soltanto nello svolgimento dei suoi compiti d’insegnante ma anche nelle funzioni di vice-direttore, tenute quasi continuativamente per molti anni, e tuttora in atto con mia piena soddisfazione, dando prova di possedere tutte le qualità adatte all’adempimento di tali funzioni. Inoltre nei rapporti sociali il M° Cerasa si conduce con impeccabile cortesia e ineccepibile correttezza, sotto tutti i punti di vista, come ho potuto appunto rilevare nell’espletamento delle sue mansioni di vice-direttore.»
Collocato a riposo per sopraggiunti limiti di età dal 1° ottobre 1969, Cerasa manifesta costantemente malinconia per «l’indimenticabile Scuola» a cui si era dedicato per oltre 30 anni.
FONTI
Documenti amministrativi dell’archivio del Conservatorio di Musica Rossini di Pesaro, classe I, categoria 10, fascicolo 3.
Mariateresa Storino

Guido Turchi
Guido Turchi (Roma, 10 novembre 1916 – Venezia, 15 settembre 2010) studia pianoforte e composizione al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, perfezionandosi con Ildebrando Pizzetti nel corso di diploma superiore. È tra i fondatori di Musica viva, associazione impegnata a diffondere la conoscenza della musica contemporanea.
Dopo aver insegnato armonia nel conservatorio romano, nel 1961 diviene professore di contrappunto, fuga e composizione nel Conservatorio Rossini di Pesaro. Nel 1965 è nominato direttore del medesimo istituto. Nel biennio di direzione del Conservatorio pesarese promuove, con Antonio Garbelotto, la valorizzazione dei documenti storici della Biblioteca musicale e istituisce un corso straordinario di musicologia. Passa a dirigere il Conservatorio di Parma dal 1967 al 1970 e quello di Firenze dal 1970 al 1972.
Nominato consulente musicale del Terzo programma della RAI e condirettore della sezione “Teatro musicale” dell’Enciclopedia dello spettacolo, dirige numerosi enti lirici e concertistici: l’Accademia Filarmonica Romana (1963-66), il Teatro Comunale di Bologna (1968-70), l’Accademia di Santa Cecilia (1972-76), l’Accademia Musicale Chigiana di Siena (1978-87), il Teatro Angelicum di Milano (1988-90), l’Orchestra di Padova e del Veneto (1992-93).
La sua produzione compositiva dei primi anni Quaranta evidenzia un linguaggio musicale prossimo al metodo dodecafonico (Due poesie di Quasimodo per voce e pianoforte). A partire dalle opere successive – Invettiva per piccolo coro e due pianoforti, Concerto breve (1947) per quartetto d’archi e Piccolo concerto notturno (1950) – il suo linguaggio si caratterizza per uno stile eclettico, che unisce insieme post-tonalismo e neoclassicismo, ed è debitore di Petrassi, Casella, Bartók, Hindemith. Scrive le musiche per il dramma radiofonico La sera del grande silenzio (1949), i Cinque commenti alle Baccanti di Euripide (1952) per il Teatro Greco di Siracusa e l’opera lirica Le avventure del buon soldato Švejk in tre atti, dal romanzo di Jaroslav Hašek, rappresentata al Teatro alla Scala nel 1962. Collabora occasionalmente con il cinema, componendo le musiche per i film La steppa (1962) di Alberto Lattuada e Il mistero di Oberwald (1980) di Michelangelo Antonioni. Del 1972 è il balletto Dedalo, scritto per il Maggio Musicale Fiorentino.
Si occupa di critica musicale per l’edizione romana del Corriere della sera. Scrive saggi su Petrassi, Hindemith, Schubert, Brahms. Cura le voci ‘Armonia’ per l’Enciclopedia dello spettacolo e ‘Fuga’ per il Dizionario della Musica e dei Musicisti. Realizza le edizioni moderne di opere di Andrea e Giovanni Gabrieli, Charpentier, Monteverdi, Piccinni.
BIBLIOGRAFIA
Fedele D’Amico, Guido Turchi, «Tempo», XXI, 1951, pp. 26-31.
Cesare Orselli, I Wanderjahre di Guido Turchi, «Chigiana», IX-X, 1972-73, pp. 141-145.
Francesco Finocchiaro

Marcello Abbado
Marcello Abbado (Milano, 7 ottobre 1926 – Stresa, 4 giugno 2020), figlio di Michelangelo (primo violino alla Scala) e fratello di Claudio (direttore d’orchestra), è stato prima di tutto un brillante pianista. Allievo di G. Gavazzeni e di G.F. Ghedini al Conservatorio Verdi di Milano, si diploma in pianoforte nel 1944 e in composizione nel 1947. Il pianoforte gli aprirà le porte di alcuni dei più importanti teatri e sale da concerto del mondo, come solista e al fianco di direttori d’orchestra come Guido Cantelli e Wolfgang Sawallisch; nel 1962 esegue la Kammermusik n. 2 di Paul Hindemith diretta dall’autore. I suoi concerti sono spesso monografici (Mozart, Bach, Scarlatti) e memorabile resta la sua esecuzione integrale dell’opera pianistica di Claude Debussy. Figura nelle giurie di alcuni dei più importanti concorsi internazionali come il “Busoni” di Bolzano e il “Čajkovskij” di Mosca. Dal 1991 dirige la prestigiosa Scuola di perfezionamento musicale di Imola. Il catalogo delle sue composizioni include circa settanta lavori, dal Lento e rondò per violino e pianoforte (1950) a Fibonacci per pianoforte (2013), anche se gran parte dei titoli appartiene agli ultimi vent’anni della sua vita. Dal 1950 Abbado insegna pianoforte nei conservatori di Cagliari, Venezia, Milano e Parma, poi armonia, contrappunto, fuga e composizione a Bologna. Il ruolo arriva nel 1958 con la direzione dell’Istituto musicale pareggiato di Piacenza. L’incarico direttoriale al Conservatorio Rossini inizia il 1° ottobre 1966.
Con la direzione di Abbado il Conservatorio vede aumentare considerevolmente il numero di iscritti; si ha inoltre un incremento del numero e della qualità dei saggi finali, che assumono spesso il carattere di concerti tematici e monografici e costituiscono una stagione concertistica a tutti gli effetti. Non minore impegno è richiesto agli insegnanti: fra il 1970 e il 1972 hanno luogo le esecuzioni integrali delle Sonate di Beethoven e dell’opera pianistica di Schumann a cura dei docenti di pianoforte. Abbado è particolarmente attento alle relazioni con le altre istituzioni (cittadine e nazionali) e intuisce l’importanza della comunicazione mediatica, come dimostrano le relazioni intrattenute con i funzionari della RAI per promuovere le riprese dei concerti degli allievi. Il Conservatorio assume poi, insieme alla Fondazione Rossini, un ruolo attivo nelle celebrazioni del centenario rossiniano che hanno luogo fra il 29 febbraio e il 13 novembre del 1968. Il 4 febbraio 1973, Abbado si dimette per assumere la direzione del Conservatorio di Milano.
Accanto a una concezione marcatamente competitiva, che si può riassumere nella formula “i migliori insegnanti per formare i migliori allievi”, Abbado affianca una riconosciuta sensibilità verso i temi della diffusione della cultura musicale e del correlativo aggiornamento della didattica. Nel corso del suo mandato (concomitante a un diffuso fermento intorno al rinnovamento della pedagogia musicale) egli si attiva per l’istituzione del corso straordinario di didattica della musica, partecipa e in qualche caso prende parte in prima persona all’organizzazione di convegni e tavole rotonde, e rivela insomma un’idea di istruzione musicale che non si limita al mero addestramento tecnico, ma guarda anche alla formazione complessiva dello studente.
Abbado intuisce precocemente che anche un Conservatorio tanto legato alla tradizione come il “Rossini” non debba perdere il contatto con i settori più aggiornati della produzione musicale: nel 1971 vede così la luce il Laboratorio Elettronico per la Musica Sperimentale (LEMS), tutt’oggi situato all’ultimo piano di Palazzo Olivieri, e sin dal 1971 esordisce a Pesaro, fra i primi in Italia, il corso di musica elettronica.
BIBLIOGRAFIA
Abbado. Famiglia di musicisti italiani, in DEUMM. Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, a c. di Alberto Basso, Le biografie, vol. I, Torino, UTET, 1985, p. 3.
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Luigino Pizzaleo

Gherardo Macarini Carmignani
Gherardo Macarini Carmignani (Montecarlo di Lucca, 5 febbraio 1916 – ivi, ? 2004), figlio di Mario ed Enrica Tonelli, è stato pianista e didatta. Allievo di Alfredo Casella ai corsi dell’Accademia Chigiana, svolge un’intensa attività concertistica fino agli anni Settanta, con particolare attenzione ai compositori della prima metà del Novecento. Nel 1958 realizza la prima registrazione dal vivo del Concerto per pianoforte e orchestra di Goffredo Petrassi con l’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino. Nel frattempo suona in duo con il violinista Edmondo Malanotte e, insieme alla violinista Ida Coppola, divenuta sua moglie, è membro prima del Quartetto Romano e successivamente del Quartetto Pro Arte di Bologna.
All’attività concertistica Macarini Carmignani affianca quella di docente di pianoforte nei Conservatori di Bologna, Pesaro e infine Roma. Durante il periodo pesarese studia la produzione pianistica di Rossini di cui cura la revisione di alcune pagine e scrive un breve articolo pubblicato su La Rassegna Musicale.
Alla fine degli anni Sessanta si occupa esclusivamente della direzione didattica, a iniziare dal Conservatorio de L’Aquila, che da sede succursale del Santa Cecilia di Roma diviene sede autonoma proprio grazie all’impegno di Macarini Carmignani. Nel 1973 è chiamato alla direzione del Conservatorio Rossini di Pesaro, incarico mantenuto fino al pensionamento avvenuto nel 1981. Nel frattempo lavora all’istituzione della sede staccata di Fermo.
Negli anni della direzione pesarese (1973-81) tiene un fitto scambio epistolare con diverse personalità del mondo musicale italiano, fra cui Giorgio Cambissa e altri colleghi direttori, con i quali dibatte sull’aggiornamento dei programmi e dei regolamenti degli studi musicali. Si dedica all’ampliamento delle strutture didattiche del Conservatorio e consolida i corsi sperimentali di nuova didattica della composizione e di musica elettronica, potenzia con nuove apparecchiature il LEMS. Attento al ruolo pubblico del Conservatorio come presidio culturale primario a servizio della città, predispone un “Regolamento di utilizzazione del laboratorio” estremamente moderno nella concezione: l’uso della struttura è infatti consentito non solo agli studenti interni ma anche ai musicisti e studiosi esterni.
Per migliorare l’offerta didattica del Conservatorio Macarini Carmignani chiama figure significative del panorama nazionale come Fausto Razzi, personaggio di spicco della scuola di Goffredo Petrassi, e altri esponenti della scena musicale romana contemporanea. Si adopera per sostenere i giovani negli studi accademici attraverso borse di studio e promuove la visibilità dell’istituzione a livello nazionale e internazionale. In questo quadro si collocano, tra il 1975 e il 1977, l’organizzazione di un convegno internazionale di musica contemporanea e la pubblicazione del dossier TecnoMusica (1977-78), primo e unico tentativo editoriale che documenta l’attività di ricerca e sperimentazione del LEMS.
BIBLIOGRAFIA
Gherardo Macarini Carmignani, La musica per pianoforte di Rossini negli autografi pesaresi, «La rassegna musicale», XXIV, n. 3, 1954, pp. 229-241.
Prima scelta di pezzi per pianoforte, prefazione di Alfredo Bonaccorsi, revisione di Gherardo Macarini Carmignani, Firenze, L. S. Olschki, 1954.
Domenico Tampieri, Circostanze e motivazioni nei primi Laboratori elettronici: il Conservatorio G. Rossini di Pesaro, «Quaderni Musicali Marchigiani», vol. 7-8, 2000-2001, pp. 7-80.
Riccardo Graciotti

Nicola Jannucci
Nicola Jannucci (Città Sant’Angelo, 16 giugno 1942 – ivi, 5 luglio 2021). Al Conservatorio Santa Cecilia di Roma ha frequentato la classe di pianoforte di Vera Gobbi Belcredi; in seguito è stato allievo di Friedrich Würer. Come solista e in varie formazioni cameristiche ha svolto un’intensa attività concertistica in Italia e per importanti istituzioni musicali straniere. Particolarmente apprezzato come accompagnatore dei cantanti, è stato fine interprete del repertorio vocale da camera italiano, francese, russo e del Lied tedesco.
Dall’anno scolastico 1966-67 ha insegnato pianoforte principale all’Istituto musicale Braga di Teramo. Nel 1969 viene chiamato a Pesaro, dove dal 1º ottobre 1971 è titolare della cattedra di pianoforte principale, incarico che mantiene fino al 1º novembre 2009. Nel Conservatorio di Pesaro dal 1974 al 1981 ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore; nel 1981, per un breve periodo, è stato direttore facente funzioni. Dopo Pesaro ha diretto i Conservatori di Matera, Campobasso, Mantova e Pescara.
BIBLIOGRAFIA
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
Riccardo Graciotti

Michele Marvulli
Michele Marvulli (Altamura, 20 luglio 1929), pianista e direttore d’orchestra, intraprende gli studi musicali presso il Liceo musicale Piccinni di Bari. Allievo nella classe di pianoforte di Nicola Costa e in quella di composizione di Nino Rota, del quale sarà in seguito stretto collaboratore e interprete assiduo, si perfeziona prima all’Accademia di Santa Cecilia, quindi alla Hochschule für Musik di Basilea. Sono anni di intensa attività concertistica sia come solista, sia in duo con la violinista Ludmilla Kusnetoff. Dai primi anni Sessanta intraprende la carriera di insegnante presso i Conservatori di Firenze e di Bari, dando luogo a una solida scuola pianistica. Marvulli scopre relativamente tardi quella che è considerata oggi la sua prima vocazione, la direzione d’orchestra. Nel biennio 1971-72 segue con esiti lusinghieri i corsi di Franco Ferrara all’Accademia Chigiana di Siena: è l’avvio di una carriera che lo porterà a collaborare con solisti come Aldo Ciccolini e ad affrontare impegnative esecuzioni nella doppia veste di pianista e direttore. Ospite di varie orchestre (Orchestra da camera di Praga, Orchestra del Festival Internazionale di Pola – con la quale dirige la Turandot –, Orchestra del Festival Internazionale di Reykjavik), dirige un vasto repertorio sinfonico e operistico. Per sette anni direttore artistico dell’Orchestra Metropolitana di Bari, diviene poi direttore stabile dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana. Accanto all’attività artistica Marvulli affianca quella di didatta, tenendo corsi e masterclass presso prestigiose istituzioni in Germania, Francia, Stati Uniti e Australia.
Nel 1977 Marvulli è direttore del Conservatorio di Cosenza. Nel 1981 assume lo stesso incarico a Pesaro; tra le prime iniziative del neodirettore c’è il potenziamento dei corsi di musica d’insieme e delle esercitazioni corali. Il mandato di Marvulli, caratterizzato da una forte apertura della scuola alla realtà esterna, coincide con importanti anniversari: nel 1983, a cento anni da un’analoga iniziativa presso l’allora Liceo musicale, si svolge nell’Auditorium Pedrotti un concerto (memorabile per afflusso di pubblico e qualità d’esecuzione) che vede coinvolti coro e orchestra di allievi e docenti del Conservatorio. Il 31 maggio, al Teatro Rossini da poco riaperto, si celebrano i cento anni di Riccardo Zandonai, di cui lo stesso Marvulli dirige la Francesca da Rimini; anche questo evento resta nella memoria della città, non solo per la risonanza internazionale dell’evento (Francesca è Rajna Kabaivanska), ma anche per le nostalgie che la venerata memoria del maestro trentino (primo direttore del Regio Conservatorio dal 1940 al 1944) evoca nel pubblico pesarese. Stesso teatro e stessa data, quattro anni dopo, per un apprezzato Signor Bruschino, realizzato dagli allievi e dai cantanti del Conservatorio. Ultimo, ma non per importanza, il bicentenario rossiniano che, nel 1992, per la XIII edizione del Rossini Opera Festival, vede il Pedrotti ospitare una prestigiosa edizione de Il viaggio a Reims, con la direzione di Claudio Abbado, la regia di Luca Ronconi e le scene di Gae Aulenti. La collaborazione con l’Ente Concerti e il Gruppo Operativo Musicale Pesarese si concretizza invece in una serie di concerti e seminari dedicati alla contemporaneità che coinvolgono figure come Franco Donatoni, Salvatore Sciarrino e Francesco Pennisi. Al volgere del decennio vengono attivati il corso ordinario di direzione d’orchestra, una scuola sperimentale di teoria della musica e – quanto mai atteso nell’unico Conservatorio delle Marche – il corso straordinario di fisarmonica.
BIBLIOGRAFIA
Antonio Brancati, Sul Liceo Musicale Rossini poi Conservatorio e i suoi Direttori, in I centodieci anni del Liceo Musicale Rossini (1892-1992) oggi conservatorio in Pesaro, a c. di Antonio Brancati, Pesaro, Conservatorio di Musica di Pesaro, 1992, pp. 19-81.
https://www.michelemarvulli.com/
Luigino Pizzaleo

Mario Perrucci
Mario Perrucci (Napoli, 21 febbraio 1934 – Pesaro, 14 luglio 2016), dopo aver compiuto gli studi di composizione, organo, musica corale e direzione di coro al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, ha intrapreso l’attività di critico musicale, cinematografico e teatrale per vari quotidiani e periodici specializzati, dedicandosi parallelamente alla composizione.
Autore di musiche originali per il teatro drammatico, la televisione e la radiofonia, ha collaborato con registi di grande prestigio e compagnie di rilevante notorietà. Nell’ambito di questa produzione si segnala il radiodramma La storia di ognuno, trasmesso da diverse emittenti radiofoniche, tra le quali Radio Vaticana (26 agosto 1962). Numerose le esecuzioni di sue musiche, parte di un catalogo ampio e vario, che spazia dal genere sinfonico alle composizioni didattiche, tra cui la zarzuela Il gatto astuto e il gaglioffo Gagliuso per attori, coro e solisti. Durante la sua lunga carriera ha pubblicato diverse monografie attorno e sulla musica tra le quali Individuazione musicale nel contesto dello spettacolo drammatico (1973), scaturita dal suo corso tenuto presso l’Istituto dello Spettacolo dell’Università di Urbino, Egidio R. Duni e Gio Maria Trabaci nella storia della musica (1965), per conto dell’Istituto di Organologia e Musicologia di Napoli. All’attività di saggista per Cappelli Editore e per la rivista Musica Oggi ha unito il lavoro di trascrittore con particolare attenzione alla musica di Cinque-Seicento con la pubblicazione delle Sacrae Symphoniae di Giovanni Gabrieli e del Primo libro dei madrigali a 4 voci di Luca Marenzio.
Importante la sua collaborazione come musicista con la famosa “Compagnia dei quattro”, gruppo storico composto da Franco Enriquez, Valeria Moriconi, Mario Scaccia e Glauco Mauri.
Ha ricoperto incarichi di responsabilità per istituzioni pubbliche e private: direttore del Centro Universitario Musicale di Napoli, ispettore onorario del Ministero della Pubblica Istruzione per il patrimonio monumentale e artistico, direttore artistico della stagione dei “Concerti del mercoledì” della città di Matera, presidente del Gruppo Operativo Musicale di Pesaro, co-fondatore e vicedirettore artistico della Fondazione Ente Teatro Cronaca del pesarese Mico Galdieri.
Titolare prima della cattedra di musica corale e direzione di coro e successivamente di composizione al Conservatorio Rossini di Pesaro, dal 1994 al 1997 è stato direttore della stessa istituzione.
Nel 2021, in omaggio a Perrucci compositore, l’Accademia Ducale di Pietragalla ha istituto il Concorso di composizione “Mario Perrucci”.
BIBLIOGRAFIA
Perrucci Mario, in DEUMM. Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, a c. di Alberto Basso, Le biografie, vol. V, Torino, UTET, 1988, pp. 652-653.

Marco Giannotti
Nato a Pesaro, ha conseguito il diploma in pianoforte sotto la guida di Franco Scala al Conservatorio Rossini della stessa città.
Ha tenuto vari concerti, riscuotendo consensi di pubblico e di critica. Ha ricoperto inoltre il ruolo di presidente di giuria in numerosi concorsi nazionali e internazionali.
Docente di pianoforte al Liceo musicale di Fermo, è poi divenuto titolare della cattedra di teoria, solfeggio e dettato musicale al Conservatorio Rossini, dove è stato nominato vicedirettore. In seguito ha assunto l’incarico di fiduciario presso il Conservatorio di Fermo quale sede distaccata del Conservatorio di Pesaro.

Maurizio Tarsetti
Maurizio Tarsetti ha studiato pianoforte e direzione d’orchestra al Conservatorio Rossini di Pesaro. Miglior diplomato italiano in pianoforte del 1978 al Concorso “Petrini Zamboni” di Cesena, è stato premiato in concorsi nazionali (“A. Speranza” di Taranto, “N. Coco” di Acireale, “F. Liszt” di Lucca) e internazionali (“Città di Senigallia”, “Bardolino” di Bardolino, “I.P.R.C” di Austin, Texas USA). Appena diplomato ha vinto il concorso per l’assegnazione di una borsa di studio offerta dal governo polacco per perfezionarsi a Varsavia. Ha tenuto concerti, sempre come solista, nelle principali città italiane e in diversi Stati esteri dove si è esibito anche con alcune delle più importanti orchestre. Sue esecuzioni sono state trasmesse da emittenti radiofoniche e televisive.
Ha insegnato pratica pianistica al Conservatorio di Pesaro e nel 2008 è stato eletto direttore dal collegio dei docenti, incarico poi riconfermato tre anni dopo.
La sua direzione si è svolta nel periodo di passaggio tra il vecchio e il nuovo ordinamento, che indica il Conservatorio come sede di formazione unicamente universitaria (disposizione poi parzialmente derogata), per cui si è impegnato nello stipulare le prime convenzioni tra il Conservatorio e qualificate strutture musicali della regione Marche ed è stato promotore della nascita dei primi due licei musicali delle Marche (Pesaro ed Ancona), di cui il Conservatorio si è reso garante. Una particolare attenzione è stata riservata alla formazione degli studenti dell’Istituto, con l’organizzazione di iniziative musicali volte all’acquisizione di un contatto diretto con il pubblico. Nel suo ultimo anno da direttore, il Conservatorio ha realizzato in forma scenica L’opera da tre soldi di B. Brecht e K. Weill, l’allestimento dell’opera Falstaff di Verdi, in collaborazione con i Conservatori di Cesena e Ferrara, in cui tutti i ruoli sono stati quasi interamente ricoperti da studenti (9 recite), e i Carmina Burana di Orff (3 repliche).
Nel 2013 il Ministro dell’Università lo ha nominato commissario ministeriale e ha iniziato questa nuova attività dall’Istituto musicale pareggiato di Ancona. Nel 2011 gli è stato assegnato il premio “Franco Enriquez” per aver organizzato un concerto che univa studenti palestinesi, israeliani e italiani e per aver favorito e supportato il reinserimento all’interno del Conservatorio di alcuni ex-studenti usciti da esperienze di tossicodipendenza. Nel 2020, in occasione del suo pensionamento, gli è stato conferito il premio “Marchigiano dell’anno” con la seguente motivazione: «per la brillante carriera e per aver sostenuto progetti di valenza culturale e sociale». La cerimonia della consegna del premio si è svolta, causa Covid, solo nell’ottobre del 2021 a Roma, nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato della Repubblica.
Maurizio Tarsetti

Albino Mattei
Compiuti gli studi di flauto al Conservatorio di Musica Rossini di Pesaro sotto la guida di G. Graverini e D. Ciliberti, ha frequentato le masterclass di M. Larrieu e A. Nicolet e si è perfezionato con G. Gatti e C. Klemm, con il quale inizia lo studio della Tecnica Alexander, approfondito successivamente con F. Robinson.
È stato allievo di S. Gazzelloni ai corsi di alto perfezionamento dell’Accademia Chigiana di Siena, conseguendo una borsa di studio per merito ed esibendosi nella prestigiosa rassegna musicale “Le Settimane Senesi”. Come strumentista orchestrale ha suonato sotto la direzione di Maag, Muller, Molinari-Pradelli, R. Abbado, Zedda, Rescigno, De Mori e altri. La sua attività concertistica spazia da formazione cameristiche in duo al quintetto di fiati e come solista con orchestra d’archi. Ha tenuto concerti in Italia, Germania, Russia, Pakistan, Turchia, Paesi Scandinavi, ex Jugoslavia, e negli USA, dove si è esibito tra le varie sale nella Carnegie Hall e nel Lincoln Center. È primo flauto del Quartetto italiano di flauti “Les Flutes Joyeuses”, fondato nel 1986 e ancora in attività, col quale svolge un’intensa attività concertistica in campo nazionale e internazionale. Al Quartetto sono state dedicate oltre 100 opere da compositori contemporanei di varie nazionalità.
Ha registrato per Rai, Radio Vaticana, Radio Ucraina, per le statunitensi W.N.Y.C. e W.Q.X.R. Ha inciso per Iktius, Baby Records, Primrose Music, Domani Musica, Inedita. Ha partecipato inoltre a trasmissioni su Rai 1 e Rai Radio 3, tra cui “La Stanza della Musica”.
Gli sono state dedicate opere contemporanee da compositori italiani e stranieri ed è presente con un’esecuzione di Gasperini nel V volume dell’Enciclopedia Italiana dei Compositori Contemporanei (ed. Pagano).
Componente di giuria in concorsi nazionali, ha tenuto masterclass all’Università della Musica di Vienna, al Conservatorio Superiore di Musica “M. Castillo” di Siviglia, al Conservatorio Superiore di Musica di Vigo, e corsi di perfezionamento in Italia. Docente di flauto al Conservatorio Rossini di Pesaro dal 1977, componente del consiglio accademico e vicedirettore, nel 2013 ha tenuto l’incarico di direttore.
Albino Mattei

Ludovico Bramanti
Nato a Firenze nel 1959, ha compiuto studi umanistici e musicali, diplomandosi in pianoforte con lode al Conservatorio di Ferrara e laureandosi in lettere, con lode, all’Università di Pisa, con una tesi in storia della musica. Ha successivamente proseguito gli studi pianistici con Michele Marvulli, Paolo Bordoni e Jörg Demus. Ha inoltre conseguito un master in “Produzione e promozione musicale” all’Università di Firenze e un diploma in didattica della musica al Conservatorio di Pescara.
Ha svolto attività concertistica, solistica e cameristica, in Italia e all’estero, e attività organizzativa in campo musicale. Ha fatto parte di giurie di concorsi nazionali e internazionali.
Dal 1989 al 1991 ha diretto l’Istituto musicale pareggiato B. Gigli di Recanati.
Dal 1995 al 2014 ha lavorato al Rossini Opera Festival di Pesaro, ricoprendo incarichi diversi: da quello di maestro collaboratore a quello di coordinatore artistico. In questo ruolo ha gestito relazioni istituzionali, rapporti con orchestre, teatri, case discografiche, coordinamento organizzativo generale, programmazione artistica, nonché progettazione e coordinamento di corsi di formazione per tecnici teatrali.
Nel 1998 ha collaborato con Alberto Zedda alla nascita e all’organizzazione di un festival di musica barocca a Fano, intitolato “A vagheggiar Orfeo”.
Ha svolto attività didattica in molti Conservatori italiani (Fermo, Parma, Piacenza, Foggia, Vibo Valentia, Matera, Bolzano, Genova, Reggio Calabria, Rovigo), insegnando discipline diverse (pianoforte, storia della musica, musica da camera, accompagnatore al pianoforte). Già titolare di una cattedra di pratica della lettura vocale e pianistica per il corso di didattica della musica al Conservatorio di Genova e vincitore di un concorso a cattedre per titoli ed esami di storia della musica, dal 2007 è titolare di una cattedra di pianoforte al Conservatorio Rossini di Pesaro, del quale è stato direttore per due mandati triennali, dal 2014 al 2020.
Dal 2016 al 2020 è stato consigliere di amministrazione del Rossini Opera Festival e dal 2016 al 2019 consigliere di amministrazione della Fondazione Rossini.
Nel 2017 è stato nominato professore onorario del China Conservatory di Pechino.
Dal 2021 al 2024 ha diretto l’Istituto musicale pareggiato G. Lettimi di Rimini, portandolo prima alla statizzazione nel 2023 e poi nel 2024 – primo caso in Italia – alla fusione con quello di Cesena, con la nascita del nuovo Conservatorio unico Maderna-Lettimi di Cesena-Rimini.
Ludovico Bramanti

Fabio Masini
Dopo aver conseguito i diplomi in sassofono, composizione, strumentazione per banda, musica corale e direzione di coro sotto la guida di Costante Fantini, Callisto Giacomini, Ivan Vandòr, si è perfezionato in composizione nella Scuola di Musica di Fiesole con Giacomo Manzoni.
Docente di elementi di composizione per il corso di didattica della musica al Conservatorio Rossini di Pesaro dal 1991, svolge attività di compositore, autore, direttore d’orchestra dei propri spettacoli e promotore di eventi culturali. Alla scrittura di numerose opere per il teatro – L’ultima prova (1985), La Fabula di Narciso (1995), Ai Naviganti (1998), Nel Blu (2000), El Matador (2005) – ha affiancato un’intensa attività creativa nell’ambito della musica da camera, produzione onorata da esecuzioni in Italia e all’estero (Germania, Francia, Finlandia, Ungheria, Libano, ecc.) con prestigiosi strumentisti ed ensemble cameristici italiani tra cui il Quartetto italiano di saxofoni diretto da Federico Mondelci, il clarinettista Guido Arbonelli, il sassofonista Mario Marzi, il sestetto Gragnani. Si è dedicato inoltre alla poesia intonando liriche di Montale, di Cardarelli e di autori contemporanei quali Gianni D’Elia e Carlo Pagnini.
Nel 2011 inizia il lavoro di scrittura di Kirkos Opera, composizione aperta, in continua evoluzione, eseguita nella rassegna Fu.Mo – (Futurismo), 27-29 luglio 2012, e riallestita in grande stile il 15 agosto 2013 in Piazzale Roma a Riccione, con un’orchestra di 50 musicisti, cantanti, danzatori e artisti del circo, alla presenza di oltre 9000 spettatori. Replicata nuovamente il 19 dicembre 2013 al Conservatorio Rossini di Pesaro e successivamente al Museo civico di Rimini, Kirkos è stata elogiata da Francesca Fabbri Fellini (nipote di Federico Fellini) per la qualità letteraria e musicale, fino a divenire materia di studio e di ricerca nel volume Musicalità e pratiche inclusive a cura di Elena Malaguti (Erikson 2017).
Nel 2016 compone Sa un fil de luc per voce, coro e orchestra su poesie dialettali di Carlo Pagnini; negli anni 2017 e 2018 si dedica alla scrittura di Santo Amato – il pellegrino delle stelle, opera per cantanti, coro, attori, figuranti e orchestra, su testo della poetessa Silvia Bernardi. Il 28 febbraio 2024, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Conservatorio Rossini, al Teatro Sperimentale di Pesaro realizza, assieme al compositore Michele Mangani, il divertimento musicale Mi lagnerò tacendo per voce solista, tre coristi e orchestra, interpretata dall’artista Elio con l’Orchestra del Conservatorio Rossini diretta da Luca Ferrara.
Diverse sue composizioni sono state incise dalla casa discografica Penthaphon di Roma mentre le opere di carattere didattico sono state pubblicate da Progetti Sonori.
Dopo aver ricoperto l’incarico di vicedirettore nel biennio 2018-20, il 7 settembre 2020 è stato eletto direttore per il triennio 2020-23; nel giugno 2023 è stato rieletto per un secondo mandato per il triennio 2024-26.
Fabio Masini
Palazzo Olivieri, sede del Conservatorio, fu edificato nel 1749 su progetto dell’architetto e pittore pesarese Giannandrea Lazzarini (1710 – 1801) e su commissione dell’intellettuale Annibale Olivieri che lo destinò a sede della Biblioteca e dei Musei da lui costitutiti e donati alla città. Agli inizi degli anni ’80 dell’Ottocento, in seguito alla decisione di collocare il Liceo Musicale Rossini all’interno del palazzo, questo fu ristrutturato per l’adattamento alle nuove funzioni.
Ad integrazione della struttura, nel 1892 fu portata a compimento l’edificazione di un imponente sala da concerti
– il Salone Pedrotti – sull’area disponibile alla destra del palazzo, la cui settecentesca facciata dovette perciò subire un rilevante ampliamento con la creazione di un secondo ingresso (identico e simmetrico rispetto a quello originario disegnato dal Lazzarini) e di una balconata centrale in pietra. Nel primo cortile interno è stata collocata un’imponente statua in bronzo di Rossini, opera di Carlo Marochetti.
All’interno del palazzo due importanti sale – la Galleria degli uomini e donne illustri pesaresi (1763) e la Sala dei Marmi (1772) che racchiude un ciclo di affreschi raffiguranti la fondazione della città di Pesaro pagana e cristiana – sono state affrescate sia dal Lazzarini stesso che dai suoi allievi. La sala denominata Tempietto Rossiniano, il cui soffitto è decorato con motivi pompeiani tipicamente neoclassici, racchiude preziosi cimeli, lettere e autografi musicali di Gioachino Rossini.
Il Conservatorio Rossini accoglie visite di scolaresche (provenienti da Istituzioni di ogni ordine e grado) e gruppi di visitatori, previa presentazione di una richiesta da inoltrare agli Uffici di Segreteria del Conservatorio.